Maternità Interrotte

L’altra faccia dell’Aborto: Pratiche governamentali    www.libertaepersona.org/wordpress/2013/01                                                                           

Quello che risulta evidente nella politica planetaria di questi ultimi decenni è  l’impegno messo da parte degli uomini di potere nel distruggere il piano di pace di Dio, che si poteva attuare attraverso le sue leggi, imponendo invece i piani di guerra e le leggi degli uomini. Se le leggi di Dio sono dettate dall’amore e dal desiderio di rendere l’uomo libero e felice, quelle dell’uomo, al contrario, sono dettate dall’egoismo e dal desiderio di rendere l’uomo schiavo delle sue passioni. Così, quasi a tavolino è stato elaborato un piano su come distruggere la coscienza degli uomini, in modo da renderli schiavi di sé stessi; infatti un uomo non libero, un uomo corrotto, senza coscienza può essere facilmente manipolato e comprato. Una volta che il cuore è corrotto e la coscienza messa a tacere si può far fare all’uomo ciò che si vuole. Uccisa la stima che si aveva per sé stessi ed eliminata la pace derivante da una coscienza senza colpa, si arriva alla nevrosi (data dalla lotta tra la coscienza e i meccanismi di difesa). La nevrosi va curata e, legato alla cura e all’insoddisfazione di sé, si è formato un business di miliardi (beauty-farms, ospedali psichiatrici, farmaci). Se si ha la coscienza a posto e si seguono le leggi divine, si è capaci di accontentarsi di ciò che si ha per essere felici. Questo non toglie che si farà il possibile per migliorare la propria situazione, ma lo spirito con cui si agisce è quello di migliorare le proprie condizioni di vita e non per bramosia. Quando si è nell’errore, in una situazione di peccato, la stima di sé diminuisce senza rendersene conto e così va cercata altrove. Se non si ha in sé stessi un valore intrinseco, necessariamente bisogna trovarlo al di fuori: bella casa, bella macchina, abiti firmati. Tutti questi “accessori” non aggiungono niente, non danno valore aggiunto alla persona in quanto tale. Quando si vive nella superficialità e non ci si ferma a guardarsi dentro, per conoscersi e per conoscere, si resta all’apparenza e si vede solo ciò che si nota a prima vista. Così si è cominciato a seguire in modo ossessivo le mode e i loro dettami, le donne hanno cominciato a svestirsi sempre più, si è reso il pornografico tollerabile e il corpo nudo della donna un oggetto per produrre soldi con pubblicità, riviste, cinema. Il pudore, sentimento innato in ogni ragazzina/o lo si vuol trattare come un sentimento antiquato di cui sbarazzarsi, da cancellare. Come del pudore ci si è occupati dell’affettività: col pretesto di pochi infelici nel matrimonio, si è votato il divorzio(…). Il concetto che sta dietro a tutto questo è l’invidia. Invidio chi ha dei valori che io ormai ho perso o non ho mai avuto e voglio che anche tu “non abbia”, così tolgo, deprivo di significato ciò che per te è sacro. Sempre con motivazioni mascherate da emancipazioni positive, (evitare gli aborti clandestini dove moriva oltre al bambino spesso anche la madre), si è legalizzato l’aborto. Dietro la medicalizzazione della gravidanza e quindi anche dell’aborto,” venduto” come sicuro per la madre, si fa una strage di bambini innocenti, malati o sani che siano. Il punto è che nel 2007 siamo arrivati a 126.000 aborti annui, solo in Italia (Il Foglio, 3 Luglio 2009). Scrive Foucault (2005) padre della biopolitica attuale: « In questo caso, è la prassi viva del nostro mondo a mostrare come la vita diventi posta in gioco delle dinamiche di potere. In verità, riteniamo che sempre la vita sia stata questione di potere. Sicuramente però negli ultimi decenni, gli esempi di un diretto, irriducibile gioco della vita e sulla vita si sono moltiplicati.» Sembra che nel mondo ogni 11 secondi sia abortito un bambino, e anche di più, e se questo dato lo vogliamo riportare all’immagine iniziale del puzzle vediamo chiaramente il disastro delle leggi dell’uomo. Queste leggi, contro ogni morale distruggono sia la vita di milioni di bambini che sono abortiti sia l’anima e le psiche delle altrettante madri che li abortiscono, in misura così grande che inevitabilmente il piano di pace e di amore di Dio sul mondo viene invalidato. La passione dell’uomo adulto per il potere è diventata così vorace, così insaziabile, così cieca da essere disposta a dare la morte pur di averlo. Perciò in nome della carriera si uccide, in nome del divertimento senza responsabilità si uccide (il proprio figlio), al posto di Dio si mette il proprio IO con le sue leggi implacabili. Risè (2009) dice che «l’aborto da questo punto di vista non può che essere considerato come una crisi di rinnovamento», un tentativo di arresto di un mondo nuovo, un mondo rinnovabile dai bambini i quali sono pieni di gioia, entusiasmo e creatività: resta invece un mondo di vecchi e statici, legati ai loro interessi personali, legati mani e piedi dai loro egoismi. Visto con gli occhi dell’uomo Cristiano “Dio si è fatto carne”( GV 1,14) in un bambino, per cui con Cristo e dopo Cristo, «ogni bambino è un potenziale redentore: portatore di vita nuova» (Risè 2009). Come Erode mandò i soldati con l’ordine di uccidere il bambino “futuro Re”, così la società di oggi uccide i bambini, capri espiatori dei peccati degli adulti, perché portatori di un dinamismo non desiderato, scomodo. «L’umore di chi rifiuta il bambino è dominato dalla paura del cambiamento e dell’attaccamento al possesso di cui non ci si vuole liberare: i nostri beni si sono trasformati nei nostri padroni».(Risè 2009)

 

 Conseguenze psichiche dell’aborto sui fratelli pp. 162

Per quanto riguarda i figli che sono stati accettati e quindi venuti al mondo, il tema si fa più complesso. E’ stata evidenziata la “Sindrome del sopravvissuto”, cioè la sindrome sviluppata da una persona il/i cui fratello/i sono stati abortiti dalla propria madre, prima o dopo la sua nascita. Philip Ney, psichiatra infantile (1998) che ha studiato a fondo il problema in Canada, ci illumina con il suo punto di vista: «I bambini, sono capri espiatori dei problemi irrisolti degli adulti. Se gli adulti hanno problemi irrisolti, della loro infanzia o a causa di un aborto, tenderanno a proiettarli sui figli, nati e non nati, accusando loro di questi problemi. Se questi genitori non riescono a maturare incolperanno i loro figli per non aver loro permesso questa crescita. Così i bambini diventano i capri espiatori delle frustrazioni vissute dai loro genitori. Coloro che soffrono della sindrome del sopravvissuto sono tantissimi nel mondo. Inoltre nessuna ricerca ha ancora provato che un bambino voluto non sia poi stato abbandonato o abusato. In uno studio di una provincia canadese dove c’è il più alto tasso di aborti si è visto che anche il tasso di abuso sui bambini è il più alto. La ricerca conferma che l’aumento di abuso sui bambini in Canada corrisponde con l’introduzione dell’aborto libero».(Ney, 1998)Il problema principale per questi bambini, una volta adulti, è il senso di colpa per essere vivi; essi hanno problemi esistenziali originati dalla domanda di fondo anche se non sempre consapevole: Mamma, se ci fossi stato io al posto suo, avresti ucciso me? In conseguenza a ciò: Come faccio a fidarmi di mia madre e di mio padre? Mi dicono che mi amano, ma cosa hanno fatto a mio fratello? Allora che cosa è l’amore? Come posso credere nel loro amore? Questi dubbi sono un elemento di disturbo nella vita e non aiutano la crescita e la pianificazione della propria vita, il senso di colpa paralizza tutto in modo inconsapevole. Sono proprio le energie psichiche quelle che vengono a mancare, si fissano su alcuni aspetti irrisolti della relazione con i genitori e inconsapevolmente non si riesce a progredire liberamente con i progetti della propria vita. L’impossibilità di vedere la propria madre come una “madre buona” rende la loro vita molto difficile. La domanda spontanea e inconscia che ne deriva è: “ma se mia madre è cattiva, come farò io ad essere buono?” Secondo gli Psicologi dell’Io il bambino ha bisogno di un “porto sicuro” per la crescita psichica all’interno della relazione con la madre. La madre fornisce all’Io del bambino la fondamentale “funzione di rispecchiamento”. Se la madre è imprevedibile, instabile, ansiosa o ostile, tale funzione viene compromessa e il futuro funzionamento indipendente del bambino diventa problematico. Inoltre, per quegli uomini, che di fatto sono contrari all’aborto attuato dalla propria madre, diventa poi difficile relazionarsi con l’altro sesso in modo sano; la stima e la fiducia per il sesso opposto è compromessa e la ricostruzione di una relazione con la figura della donna potenzialmente madre è un lavoro possibile ma lungo.

Elaborazione del lutto per madri che hanno perso un figlio in gravidanza: un metodo pp. 166

La legge 194/78 ha ormai più di trent’anni. Era nata apparentemente per una buona ragione, evitare gli aborti clandestini. Invece è diventata una legge che permette ad ogni donna italiana e straniera di interrompere la vita del proprio figlio. L’unica cosa della 194/78 che è applicata di fatto è la possibilità di abortire, perché tutto il percorso di sostegno alla gravidanza demandato ai consultori familiari è minimo, spesso nullo, se non in alcuni casi di eccellenza. Il fatto che la donna dopo aver abortito il proprio bambino possa soffrire fisicamente e moralmente non è neanche stato preso in considerazione dalla legge, per cui, se una donna sta male, resta un suo problema personale: la legge non prevede un sostegno psicologico post-aborto. Oggi l’attenzione per la salute della donna in Italia è fortemente aumentata e sono nati, all’interno del Movimento per la Vita e non, specialisti diversi: psicoterapeuti, psicologi, psichiatri, consulenti familiari, volontari, sacerdoti che desiderano aiutare queste madri che stanno male nei differenti ambiti: fisico, psichico, morale. Il primo passo verso la guarigione è la presa di coscienza che l’aver abortito il proprio figlio è stato un evento traumatico che ha cambiato la propria vita in modo radicale, e che l’aborto, in quanto trauma, va elaborato. Elaborare il lutto per un figlio abortito spontaneamente o volontariamente in gravidanza non è facile. È difficile perché non si è mai visto il figlio e di conseguenza non c’è un’immagine precisa di lui nella mente. (…) Per aiutare la madre e/o il padre a fare un passo avanti rispetto a questa posizione di immobilità ho elaborato un sistema che ho definito: metodo Centrato sul bambino. Il desiderio di fare qualche cosa per le mamme che hanno subito un aborto mi venne in Bosnia-Erzegovina nel 1995 durante il mio primo corso di counseling con il dott. Ney. Eravamo in pieno conflitto nell’ex Iugoslavia ed ero lì come volontaria per l’associazione A.R.P.A per portare aiuti umanitari ai profughi della Bosnia; le donne da aiutare erano tante. (…) ma negli anni è maturato in me il desiderio di portare avanti tutto quello che avevo appreso nei due anni e mezzo vissuti in Bosnia e di fare qualche cosa di significativo in termini di benessere psichico per le donne. Ci sono stati anni e anni di studi intensi prima di arrivare all’elaborazione di quello che oggi chiamo il metodo Centrato sul bambino. Gli anni di studi si sono concretizzati in otto incontri di cura, che si sono col tempo dimostrati sufficienti per un avvio verso la guarigione. (…) Utilizzo questo metodo per: aborti spontanei, procurati, o terapeutici. Quando l’aborto è procurato per la donna è ancora più difficile parlarne. Avere qualcuno con cui parlare del proprio aborto nella verità del fatto, sentendosi accolta, è essenziale e non così scontato. La maggior parte delle madri mi dice che non ha mai parlato con nessuno del proprio aborto, e questo silenzio vale anche per le mamme che perdono spontaneamente un bimbo. Parlare di un bambino morto mette a disagio le persone che sono vicine, c’è una sorta di pudore, un desiderio di “non ferire” che però a volte risulta come un muro insormontabile. Tutto questo silenzio lascia la donna in una situazione di solitudine spesso molto pesante da gestire. Eliminare l’omertà è un punto importante del metodo.

L’importanza della pubblicazione di questo libro è grande, perché è uno dei primi libri sul post-aborto pubblicato da professionisti solo italiani. Ha avuto un successo inaspettato: Avvenire del 19 Novembre 2011 lo cita come arrivato al terzo posto tra i libri più venduti da Edizioni San Paolo. Il libro tratta di argomenti come la psicologia della gravidanza, la traumaticità dell’aborto volontario, l’insorgenza dello stress post-aborto. Il capitolo della dott.sa Foà,  L’aborto e le sue conseguenze psichiche – un Metodo per elaborare il lutto (pagg.154 / 183) porta in sé delle novità. Infatti parlare di cura in Italia è una cosa nuova e implica che finalmente ci si renda conto che abortire non è affatto un “atto”  indolore. Parlare di cura vuol dire guardare alla donna senza giudicare ma per “guarire”. La dott.sa grazie ai tanti anni di studio e ricerca sul post-aborto ha “ideato” un Metodo denominato “Centrato sul bambino”. Lo scopo è quello di aiutare le donne che soffrono per la perdita del figlio a superare il loro lutto. Di fatto sono 8 incontri che nell’arco di soli due mesi aiutano le mamme e i papà ad un “avvio” verso la guarigione.  Il fatto che ci siano degli specialisti che studiano il problema e  vogliano prendersene cura è un passaggio alla presa dei coscienza che l’aborto non elimina solo un bambino ma “ferisce” anche la donna e l’uomo. Lo scopo del Metodo è quello di dare un nome a un dolore tanto intimo e omertoso, farlo uscire allo scoperto e curarlo con grande delicatezza e amore.