Dare un nome al dolore

Dare un nome al doloreHo avuto il permesso dalla casa editrice di comunicarvi una notizia per me molto importante!   Con grande gioia posso annunciarvi che il mio libro uscirà nel mese di Settembre! Il titolo è molto significativo: DARE UN NOME AL DOLORE: elaborazione del lutto per l’aborto di un figlio (Casa ed. Effatà). In questo libro è messo per iscritto il mio metodo attraverso il racconto di tre mamme, donne che dopo avere interrotto la vita del loro bambino, sono state male e sono venute in cerca di aiuto. Per quanto abbia cercato di essere scientifica e puntuale nella stesura del testo, sono sicura che sarà di facile comprensione a un vasto pubblico. La mia speranza, però, è che sia di aiuto per molte persone, uomini e donne, che soffrono nel segreto di un dolore a cui ancora non sanno dare un nome, anzi negano di soffrire per qualche cosa che hanno fatto i genitori e che hanno fatto loro stessi in gioventù. Spero veramente che per molti di voi questo libro sia, non solo di aiuto, ma anche  una chiave di lettura della vostra vita o di quella dei vostri cari!

settembre 2014

è con immensa gioia che vi annuncio che il mio libro dal titolo Dare un nome al dolore: elaborazione del lutto per l’aborto di un figlio - casa editrice Effatà- è da oggi nelle librerie! Con tutto il cuore mi auguro che sia di facile lettura anche se radicato su criteri scientifici, e soprattutto che possa aiutare molti. Uomini e donne che soffrono di un malessere nascosto ma che ha un nome preciso: Stress post-aborto, e/o sindrome del sopravvissuto. Quelli che seguono sono dei piccoli passaggi della parte iniziale del libro.

Dalla Prefazione di Tonino Cantelmi (Psichiatra, Psicoterapeuta, Presidente e Fondatore dell’Associazione Psichiatri e  Psicologi Cattolici)

Scrivere la prefazione ad un libro coraggioso come questo è un vero onore. Coraggioso perché il tema è ancora un tabù in Italia (ma solo in Italia!). Benedetta Foà si interessa di una di quelle sofferenze non ascoltate perché politicamente scorrette. Mi unisco al suo coraggio e procedo. In questa prefazione vorrei porre tre domande per una questione davvero fondamentale. La prima domanda è questa: l’interruzione volontaria della gravidanza, comunque attuata, è un fattore di rischio per la salute mentale della donna? La seconda domanda: quale è il meccanismo psicopatologico e l’espressività fenomenologica prevalente del disagio psichico correlato all’interruzione volontaria della gravidanza? E infine la terza domanda: è possibile aiutare le donne che presentano un disagio psichico IVG-correlato? Benedetta Foà ha un grande merito, quello di proporre un metodo psicologico per la cura e l’elaborazione del lutto conseguente all’IVG. Le esperienze terapeutiche riportate in questo libro sono impressionanti. All’Autrice dobbiamo riconoscere il merito di offrire un percorso terapeutico scientificamente validato per affrontare una sofferenza ancora troppo taciuta.

Dalla Presentazione di Alberto Passerini (Psichiatra, Psicoterapeuta,Presidente e Fondatore della SISPI[1])

La lettura di questo libro è drammaticamente avvincente soprattutto per chi, come il Sottoscritto, svolge la professione di Psicoterapeuta, Psicoanalista o Counselor.  Sfogliando le pagine e soprattutto scorrendo le storie di Annie, Emma, Lucia ma anche pensando alle altre donne e uomini a cui si fa riferimento, ai bambini non nati, all’intreccio tra aborto, violenza, abuso e gravidanza, vengono in mente le storie di molte pazienti e di molti pazienti che ho incontrato nella mia carriera.  Riflettendoci, scorgo tutt’a un tratto che la maggior parte delle donne e degli uomini che si sono rivolti al mio aiuto professionale per tutt’altri motivi e che avevano vissuto l’esperienza di un aborto, ad un certo punto del percorso hanno permesso al suo fantasma di affiorare ma quasi sempre per inciso magari come associazione d’idee durante l’analisi di un’Esperienza Immaginativa oppure nel movimento regressivo del recupero di una memoria intrinseca.  Anche coloro che lo avevano razionalizzato con giustificazioni esistenziali o come “l’eliminazione di un tessuto, poco più che un girino” come riporta l’Autrice in uno dei capitoli. Questa circostanza mi ha sempre fatto tornare in mente una frase che lessi molti anni fa in un opuscolo: «è molto più facile strappare un embrione da un utero che togliere l’idea di un figlio dalla mente di una madre».  

[1]              Scuola Internazionale di Specializzazione con la Procedura Immaginativa

Dall’Introduzione di Benedetta Foà ( Psicologa clinica, counselor con la Procedura Immaginativa®)

Questo libro nasce dal desiderio di aiutare la donna: la donna in quanto essere umano, in quanto persona dotata di caratteristiche peculiari e fragilità specifiche, ma soprattutto in quanto madre in potenza. In particolare, questo libro nasce dopo alcuni anni di counseling con tante donne e mamme che, dopo avere abortito (spontaneamente o volontariamente) il proprio figlio, sono state male fisicamente e psicologicamente. Attraverso l’accoglienza, l’ascolto empatico, l’astensione dal giudizio e la condivisione del dolore abbiamo percorso insieme un tratto del viaggio della vita con uno scopo preciso: uscire dal nero tunnel della depressione causata da un lutto irrisolto. Il libro tratta le storie di vita di tre mamme, che hanno elaborato il loro lutto con il metodo “Centrato sul bambino” e attraverso il dipanarsi delle loro storie si cerca di spiegare quali siano i sintomi del post-aborto.

Buona lettura a tutti!  Mi auguro di cuore che questo libro aiuti molti a capire meglio il proprio vissuto!

ottobre 2014

è con immensa gioia che, sottovoce, vi dico che già molti stanno parlando del libro Dare un nome al dolore! E altrettanti lo stanno acquistando! E’ importante fare girare la notizia perché è solo così che si può arrivare alle persone che ne hanno veramente bisogno. A chi è dedicato il libro? In primis alla donna, questo è certo. Ma mi rifiuto di non parlare anche del dolore degli uomini, perché c’è, lo tocco con mano, e perché mi rifiuto di accettare gli stereotipi. L’aborto non è tra le “cose da donne”, ma coinvolge tutta la famiglia: mamma, papà, nonni, figli presenti e futuri.  Oggi 2 Novembre assieme a ADVM (Associazione Difendere la vita con Maria) sono andata al cimitero di Lambrate. Alle 15.30 è stata celebrata la Santa Messa per i fedeli defunti e in modo dichiarato, da Sua Eminenza il Vescovo Angelo Mascheroni,   si è pregato per tutti i bambini mai nati che per legge vengono sepolti qui. Queste sono grandi vittorie per il riconoscimento della dignità dei nostri figli.

Allego due link in cui si parla del libro.

http://www.aippc.net/modules.php?name=News&file=article&sid=453

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-benedetta-foa-da-un-nome-al-dolore-10752.htma

Buona lettura!

novembre 2014