Testimonianze

SCRIVETE e mandatemi le vostre testimonianze.

Il mio ruolo di “spalla” nel Seminario tenuto da Benedetta Foà  a Roma ad Aprile 2015 è stata per me un’esperienza intensa e straordinaria, direi  abbastanza diversa da quella vissuta lo scorso anno come partecipante. Premesso che ogni momento vissuto in quei 5 giorni è stato importante, desidero condividere ciò che ho vissuto durante la fase dell’Esperienza Immaginativa fatta dai partecipanti. “Nel silenzio totale ed accogliente in cui le parole di Benedetta scorrevano calme e rassicuranti ho percepito il coraggio e l’umiltà dei presenti che si abbandonavano ad un’esperienza nuova e sconosciuta con il desiderio grande di trovare pace e senso, anche a costo di dover vivere ancora il dolore del distacco. Di fronte alla consapevolezza ed all’accettazione della nostra umana fragilità giunge la Grazia che conduce alle soglie del Mistero che è la nostra esistenza, al di qua ed al di là dei confini del tempo e dello spazio. In quella stanza in quel momento scorrevano il dolore e le lacrime del mondo  sostituite e purificate dall’amore e soprattutto dalla pace e dalla speranza. I bambini mai nati non appartengono solo alle loro mamme ed ai loro papà ma sono anche figli nostri; nessuno può chiamarsi fuori dal dolore degli altri, dai drammi altrui, dalle lacrime del mondo. Siamo uniti tutti in questo cammino faticoso ed arduo dalle “tenebre” alla ”luce”; ognuno certamente con il suo carico a cui però i fratelli non sono estranei. La fragilità ci avvicina, ci accomuna e ci spinge, insieme, a cercare ed a trovare la Strada. Per me questo è stato il frutto profumato del Seminario: davanti al dolore, cadute le barriere, gli schemi e le sovrastrutture che ognuno si è costruito, siamo veri, autenticamente noi stessi, figli dell’Unico Padre amoroso, fratelli nella speranza e nella luce.(Marina 25 aprile 2015)

C’è sempre una Speranza per noi donne che abbiamo abortito! Si … per noi è possibile la guarigione del corpo, dell’anima e della psiche,  che si sono ammalate dopo aver rifiutato la vita. L’importante è conoscere la Verità fino in fondo, entrare nel nostro inconscio per esplorare ciò che per tanto tempo abbiamo rimosso per troppo dolore…per sopravvivere. Appunto sopravvivere…che non è vivere. Quando mi sono iscritta al seminario  DALLE TENEBRE ALLA LUCE – PERCORSO DI ELABORAZIONE DEL LUTTO PER UN FIGLIO MAI NATO, sapevo di essere la mamma di Luca, il mio piccolo prezioso amato figlio abortito a 19 anni,  in seguito  ad un abuso sessuale. La mia famiglia aveva pensato a questa soluzione per me, pensando fosse il mio massimo bene, essendo così giovane. Invece è stato l’inizio del mio massimo stare e vivere male. E’ stato l’inizio del mio lasciarmi morire, dei miei fallimenti affettivi, del mio congelare il cuore. 20 anni dopo sono arrivata al corso, attratta dal titolo, pensando fosse semplicemente un concludere piccoli residui dell’elaborazione del lutto…mai avrei pensato di scoprire che mia figlia Luce esiste davvero … “di arrivare con un figlio e di ritornarmene a casa con TRE FIGLI!!!”. Di pregare per circa 30 bambini non nati o nati morti nella mia famiglia!! Se non ci fossero state le preghiere e l’adorazione al Santissimo, non penso avrei sopportato una tale devastante verità: tre figli non nati!!! Troppo. Troppo. O lo scoprivo così o sarei impazzita. Durante questo percorso ho potuto incontrarli nell’immaginario, ho potuto amarli, scoprirli, conoscerli, scrivergli, ascoltare le loro risposte percepite come sussurrate, … offrire la Messa per tutti, affidarli a Maria, La mamma più grande che ci sia, e lasciarli andare. Ora  vivo i miei figli sempre come nel giorno della loro nascita al cielo nella chiesa di Maria SS. Di Capocroce a Frascati il 5 febbraio 2014:  in Paradiso festosi, gioiosi, in cerchio insieme a tutti gli altri bambini battezzati come loro in quel santo giorno. Mi sento donna e mamma. Grazie figli miei, che mi guidate nella Vita eterna, già iniziata con voi. (F.G. 2014)

 Ho partecipato al seminario dal titolo: Dalle tenebre alla luce a Roma non come un padre che ha causato un aborto ma come fratello di due bambini abortiti prima che fossi concepito io, quindi come chi vive la “sindrome del sopravvissuto”. In me questa sindrome ha inciso sempre con un fortissimo stato d’ansia che mi ha paralizzato ed inficiato in tutta la mia vita di studio e lavoro, paralisi che ha inciso a cascata anche nel fallimento del mio matrimonio e nel rapporto con i miei figli, con i quali provavo un grande disagio quando ero con loro ed una grande ansia da prestazione. Scrivo “provavo” perché dopo il seminario ho vissuto i weekend con i miei due figli in maniera totalmente diversa, molto più serena ed anche il momento critico ultimamente vissuto con il più grande l’ho affrontato con calma, lucidità e grande speranza in Dio e nella preghiera dei fratelli. In generale il livello d’ansia è sceso tantissimo. Un altro frutto che sto sperimentando in prima persona, è che la nebbia sul mio futuro, su quale possa essere la mia vocazione (nonostante abbia già più di 40 anni…) si sta diradando piano piano e, fin da subito, ho trovato il coraggio di porre in essere delle decisioni pratiche e dolorose perché a settembre dia l’avvio a quella che sento essere la mia “chiamata”: iscrivermi conseguire il titolo di Counselor Spirituale. Certo, non sarà facile ma, con l’amore della mia fidanzata e con l’aiuto di Dio, sono sicuro che, “tutti i canali si sbloccheranno uno dopo l’altro, come d’incanto”. Vi abbraccio colmo di gratitudine. (M.T. 2014)

Ho partecipato al Seminario di RomaElaborare questo lutto dimenticato nel tempo, poter finalmente liberare le lacrime che il mio orgoglio non mi ha permesso di versare, poter dichiarare apertamente il mio amore per questa figlia non nata mi ha guarito e liberato da una sofferenza che scavava in maniera subdola nella mia anima. E’ nata dentro di me una sana consapevolezza che veramente  Dio ci ama e desidera per noi la Felicità già qui su questa terra, nonostante i nostri sbagli e i nostri comportamenti distorti. Oggi mi sento come un albero con le radici ben piantate nella profondità del terreno, mi sento rinnovata nello spirito e nella sfera degli affetti. Ringrazio tutti coloro con cui ho condiviso questo percorso di guarigione: i miei nuovi fratelli  “compagni di ventura “ con  la speranza di poter ulteriormente rinsaldare al più presto queste neo-nate amicizie,le suore che ci hanno assistito con materno affetto, Don Roberto rassicurante e forte come un vero padre di famiglia, Isabella tenera e sapiente .Un particolare GRAZIE  a Benedetta,vero dono di Dio, che ha saputo con la dolcezza del suo sorriso risanare le nostre sofferenze  strappandoci dalle tenebre  e riportandoci alla luce in un percorso di rinascita e restituzione alla vita. (W.W. 2014)

Sto piano piano metabolizzando l’esperienza del Seminario dalle tenebre alla luce di Roma. Sono tornata molto serena. Mi sento più tranquilla e più forte. Temo di perdere questo stato di benessere. A volte mi interrogo sfuggevolmente sulle ferite che mi hanno portata ad intraprendere l’esperienza di elaborazione che abbiamo fatto. Le avverto come ferite curate, in via di guarigione, ma è come se non volessi sollevare le bende nel timore che possano sanguinare di nuovo. Le lascio coperte…. in attesa e nella speranza di una completa guarigione….La mia fede è salda, come lo era prima, ma la preghiera è divenuta più assidua, e da ciò traggo maggiore conforto. Questa sera ho telefonato a Don Roberto per salutarlo e augurargli un buon ritorno a Milano.La bella sensazione è anche non sentirsi più sola in quei momenti di tristezza e di buio ma percepirsi parte di un gruppo amoroso che, anche se disperso, sento sempre idealmente unito.Immagino che in qualsiasi momento possa trovare accoglienza da ognuno di voi, solo cercandovi…
La scorsa domenica sono andata a visitare il luogo della “sepoltura dell’oggetto”. Volevo vedere cosa fosse successo dopo le grandi piogge dei  giorni precedenti. Temevo che la terra smossa fosse stata portata via facilmente.Con grande meraviglia e tenerezza ho trovato non solo tutto a posto ma anche i rametti fioriti che avevo piantato, non erano stati spazzati via ma sembravano addirittura aver attecchito… mi è piaciuto pensare che fosse un segno di conforto!
A te Benedetta un grande grazie per l’esperienza alla quale mi hai chiamata.Tutti gli auguri per il tuo lavoro, che è soprattutto una missione.
(M.L. 2014)

Forse per me eri solo un embrione senza vita, al quale non avevo permesso di diventare vita. Un gesto incosciente di ragazza. Passano molti anni, poi sorge il senso di colpa: che diritto avevo di non farti nascere? Ora quanti anni avresti? Non ricordo. La tua anima? Così ho iniziato a pregare ogni giorno per la tua anima, ma nel mio pensiero eri troppo distante. Per me eri sempre solo un ombra. Non cercavo neppure d’immaginarti una persona, con un’identità, anche se ti avevo dato un nome. Al seminario ti ho conosciuto. Ti sei presentato, col tuo carattere. Un aspetto nobile e fiero, garbato. Ritto, in piedi davanti a me, in silenzio. Non mi giudicavi, ma neppure mi hai abbracciata. Sei più bello di come avrei potuto immaginarti. Un bambino con una maturità ed una sapienza interiore non comune. Un cuore pieno d’amore che troppo tempo ha atteso di essere conosciuto ed amato. Questo mi è stato molto chiaro: ti usciva diritto dal cuore e raggiungeva il mio come un macigno. Comprensibile. Ritto, in piedi davanti a me, in silenzio. Sei alto e filiforme. Il tuo volto lascia trasparire purezza e luce interiore. Hai la pelle molto chiara, come me. Anche i tuoi occhi sono azzurri come i miei e brillano sotto i tuoi lunghi riccioli biondi. Mi somigli molto, non l’avrei mai immaginato. Ritto, in piedi davanti a me, in silenzio. Comprendo il tuo atteggiamento e con amore e rispetto avvicino le mie mani aperte alle tue.  Potresti anche rifiutarle, avresti tutte le ragioni, invece le posi leggermente sulle mie. Chiudo con tanto amore e delicatezza le tue mani nelle mie, le stringo dolcemente e le nostre energie d’amore si uniscono e ci uniscono, il tuo perdono diventa il mio perdonarmi. Il mio timore è che sia solo un attimo, presto tutto finirà ed invece tutto assume una dimensione di eternità. Ritto, in piedi davanti a me, ora vivi.  Viviamo insieme.Le nostre mani unite danno voce ai nostri cuori e alla nostra mente. E’ come se il tempo passato senza di te, ora assumesse la sacralità della vita trascorsa insieme: tu mio figlio ed io tua madre. Dal giorno del nostro incontro è trascorso un mese, Abramo e continuiamo ad amarci. Talvolta, quando ti va, vieni e ti fai sentire. La tua presenza è così forte che mi par di vederti. Quante cose facciamo insieme! La cosa più bella è pregare uniti.  Non credo di riuscire a ringraziare mai abbastanza la Madonna che mi ha guidata a questo Seminario, e Benedetta e Anna, che si sono fatte strumento per la nostra guarigione, di noi tutte mamme e per tutto ciò che va al di là della nostra guarigione, perché è solo l’inizio!!! Credo proprio di interpretare il loro pensiero quando affermo che anche Abramo e tutti i nostri bambini ringrazieranno eternamente. (D.D. 2013)

Mi chiamo Isabella, sono non vedente dalla nascita e ho conseguito la laurea in psicologia con diploma di massofisioterapia. Ai primi di settembre sono stata invitata a partecipare al seminario tenuto dalla dott.sa Benedetta Foà e che trattava il trauma del post-aborto. La cosa fantastica è stata che tutto questo veniva svolto a Medjugorje dove vi è una grazia particolare, e la Mamma celeste non poteva farmi dono più grande. E’ stata un’esperienza molto interessante sia sotto il profilo psicologico, che da quello spirituale. Pensavo di partecipare come formatrice ma ho scoperto di esserne coinvolta in prima persona in quanto ho avuto la possibilità di dare al mio fratellino mai nato, un nome e quindi assegnargli un’identità davanti a Dio Padre e davanti agli uomini. Una vita che pensavo spezzata, e che invece con Grande Gioia, durante quei giorni, ho avuto il miracolo di sentire la sua presenza e che in me si liberava un’energia che mi faceva sentire libera e felice. Tutto questo dopo aver scritto una lettera al mio fratellino, e la sensazione era come se per la prima volta avessi avuto la possibilità di sentirlo finalmente vivo e presente, lo sentivo come un angelo che slegato dai legacci della morte, poteva infine dispiegare il volo nell’infinito amore di Dio. Che Gioia! Ho potuto constatare come sia importante sapere che esiste la Sindrome del sopravvissuto, a me sconosciuta fino a quel momento. Sì, perché nelle mie riflessioni, ho sempre pensato che quando nella propria madre alberga una traccia di un bimbo abortito, non può che lasciare che frammenti di tristezza e angoscia. Il mio pensiero era quello di una grande malinconia per un fratello da me mai conosciuto col quale non ho avuto la possibilità di giocare. Che bello sapere che adesso non è più così, perché ora vive in Lui. Vorrei sottolineare che per me questo è solo l’inizio di un cammino tutto da scoprire e studiare con l’esperienza della vita contrassegnata da incontri dentro e fuori di me, che aumenteranno sempre più la conoscenza della Sindrome del sopravvissuto. Ricordo che è indispensabile pregare per questi bambini mai nati, per dare loro la vita e sentire le loro anime vive e operose che hanno anche il potere, di dare alla famiglia, una grande guarigione spirituale. Affidando tutto alla Vergine Santa, vi saluto affettuosamente. Grazie! (I.D. 2013)

 Des ténèbres à la lumière, quel chemin de guérison, de libération et de réparation! Merci Benedetta pour ton audace à offrir un tel séminaire centré sur l’enfant. Merci pour ta délicatesse en abordant les traumatismes post-avortement. Merci aussi d’être une psychologue dont la foi chrétienne permet une telle démarche! J’ai vu d’abord des femmes souffrantes, ployées sous le poids du non-dit et des mensonges collectifs sur l’avortement. Je les ai vues ensuite reprendre vie, en exprimant leur réalité sans peur d’être jugées. Elles m’ont donné le courage de me dire en vérité. Je les ai vues enfin rayonnantes, se sachant aimées et pardonnées. Quel cadeau! Je me considère choyée d’avoir pu vivre une telle démarche de réunification. Je demeure convaincue que mon enfant, mon Elizabeth, m’a attirée vers la lumière petit à petit, pendant 26 ans, pour lever le voile sur l’avortement.

J’ai enfin pu accueillir totalement un triple pardon :

  • le pardon de Dieu, accordé depuis longtemps;
  • le pardon de mon enfant, aussi accordé depuis fort longtemps;
  • mon propre pardon.

Il a fallu un appel de Medjugorje pour que je puisse vivre cette expérience à l’étranger, au sein d’une communauté italienne. Seule une Mère connaît aussi bien les besoins de son enfant! Merci à ma traductrice, Marinella, sans qui cette démarche aurait été impossible. Merci à don Roberto, digne représentant de la miséricorde de Dieu! LiseD, (Canada)

Sono un uomo di cinquantatre  anni con un vissuto di due aborti.  Quando  incontrai Benedetta, stavo vivendo un momento con sensazioni che ormai da anni e ciclicamente mi disturbavano, erano sensazioni di paure e angosce di morte che mi appesantivano il cuore e l’anima, si assommavano altre sensazioni di non speranza, di solitudine di abbandono di non amore, del tempo che passa con la fine di tutto. Paure che nel tempo mi hanno in qualche  modo tenuto bloccato nel mio ambito delle scelte. Posso ben dire che questa paura della morte mi ha condizionato la vita. Comunque vivevo queste angosce  in alternanza con periodi di normale benessere e serenità grazie a Dio. Era da circa cinque anni che continuavo a confessare i miei due aborti senza trovare pace e distacco dai suddetti fatti. Benedetta mi propose un cammino terapeutico, specifico per chi aveva vissuto  l’esperienza dell’aborto. Mi spiegò sinteticamente che questa tecnica terapeutica poteva  liberare dai disturbi che gli aborti ci provocavano continuamente. Un’ esperienza spettacolare il suo metodo, ho dato un nome e una fisicità ai miei figli, li ricordo tuttora limpidamente come li ho immaginati 3 anni orsono. Per la prima volta li ho riconosciuti come figli. Loro si sono presentati nell’Immaginario così come li ho immaginati. Sento di essere in pace con loro e di volergli molto bene, quando penso a loro come in questo momento mi sembra quasi che ci si voglia incontrare. Sono molto dispiaciuto per quello che è successo, questo mi porta comunque a dispiacermi per la nostra condizione umana che però mi ha dato la fortuna di capire e di essere certo che chi può liberarci da questa condizione è il Cristo. Comunque la terapia mi ha permesso come ho detto di coscentizzare di essere padre di 2 figli e di non pensare più che li ho uccisi e di essere così un assassino di 2 bambini, il peggiore degli uomini. Penso di avergli dato qualcosa, bah è un po’ un casino però senza la parola morte. Sento che vivono. Le sensazioni che provavo tre anni fa prima della terapia si sono molto attenuate ma non mi hanno lasciato ancora del tutto, è una battaglia che devo affrontare con la preghiera e con la continua fiducia che il Signore!(G.G.2013)

Sono il padre di un bambino abortito, da più di quindici anni ho provato un grande senso di colpa per aver impedito a mio figlio di nasere. La dottoressa ha elaborato un metodo che è stato capace di tigliermi i sensi di colpa, trasformandoli invece, in un rappoto bellissimo con mio figlio; questo mi ha tolto dalla depressione che mi attanagliava. Grazie! (G.A. 2013)

Alle mamma e papà che smarritisi, come me, non hanno avuto la forza di difendere la vita. Questo vuole essere un messaggio di speranza affinché lentamente ritroviate voi stessi e la vostra serenità perduta, proprio come è successo a me. Ero trafitta da un dolore difficile da descrivere a parole, tanto era acuto, eppure fu catartico perché mi aiutò a capire che dietro al mio gesto c’era dell’altro. Ebbi il coraggio e mi misi alla ricerca. Incontrata la dottoressa riposi in lei la mia fiducia e decisi di intraprendere, con lei, il suo percorso di recupero della durata di 2 mesi. Alla fine ritrovai me stessa, l’amore per la vita, la dignità. Che nessuno pensi che si possa uscire da questo dolore senza fatica e senza guardarsi dentro! Seguire il percorso di Elaborazione del lutto ideato da Benedetta fu faticoso. Dovetti accettare la realtà: essere madre pur avendo cercato di negarlo. Una volta accettata la realtà, il dolore si trasformò in gioia e mi riappropriai della mia vita che inconsapevolmente disprezzavo. Imparai ad amarla e oggi finalmente la rispetto. Auguro a voi tutti di essere forti, tenaci e di amare voi stessi. Ritrovate quella dignità che pensate di avere perso affinché anche i vostri figli possano essere fieri di voi.  (M.M. 2013)

«Ciao cara amica, Vorrei raccontarti la storia dell’ errore più grande che ho commesso nella mia vita, per dirti che non sei l’unica, che così come te purtroppo ci sono tante donne che in silenzio vivono in sofferenza a causa di una scelta sbagliata che piano piano va allargandosi come una macchia d’olio, una sofferenza che ti lacera il cuore e se non fai qualcosa per fermarlo finisce per distruggerti dentro e fuori.

Mi chiamo Caroline ora ho 38 anni, sono la 5ta di 7 figli, e provengo da una famiglia cattolica, molto Mariana. Sono passati ben 13 anni da quel giorno, era il dicembre 1993 e avevo conosciuto un ragazzo che mi aveva colpito molto e il suo modo di fare mi era piaciuto sin dall’ inizio, il suo nome è Mattias. Ci siamo frequentati per un anno, alla fine del 1995 scopriamo che ero rimasta incinta. Eravamo nel panico perché non avendo i documenti dovevo sicuramente tornare a casa per portare avanti la gravidanza, da parte mia i problemi di casa nel mio paese di origine non mi consentivano di tornare e diventare un peso per la mia famiglia, sono rimasta a Milano, e non ho voluto confidare nulla alle mie sorelle per una specie di orgoglio, vergogna, non volevo deluderle… I suoi genitori parlando con noi non hanno trovato nessun altra alternativa che eseguire l’interruzione della gravidanza, consigliata dal migliore amico di Mattias (la sua fidanzata prima di conoscerlo, aveva dovuto ricorrere due volte e sapeva bene dove andare e cosa fare). Avevamo pochi giorni per decidere, o quella o quella era la soluzione, non conoscevo nessun ente che potesse aiutarmi, nella confusione non ho dato ascolto al mio istinto di madre, ho solo pensato a quello che era più comodo per me, non ho voluto capire le conseguenze, non riuscivo a pensarci molto, mi trovavo come dentro di una nuvola… ero molto confusa, una parte di me voleva credere che quella creaturina non aveva ancora forma e non avrebbe sentito nulla… un pomeriggio sono andata in Duomo e ho provato a benedirla con l’acqua santa facendo una croce sopra la mia pancia, perché anche se mi dicevano che ancora non era formata, per me questa creatura era viva, e lei non doveva pagare gli errori di sua madre, ho affidato la sua anima al Signore e mi sono fatta carico di questo crimine senza smettere di punirmi e pensando sempre al come sarebbe stato se invece l’avessi lasciata nascere. Quella mattina di febbraio tremavo, era ancora buio e faceva tanto freddo, bisognava arrivare presto in ospedale, avevo paura e mi dispiaceva tanto, pero per me era l’unica via d’uscita, la scelta più egoista e la più semplice era assolutamente da fare, a costa di condannarmi… non vedevo altra scelta, ricordarlo ora mi fa sentire come se stesse andando verso la mia impiccagione, quella angoscia che provavo in quel momento, il silenzio in macchina con Matt… ero molto tesa, e nonostante tutto non volevo dare ascolto a quella voce d’amore che mi urlava NON FARLO! Non dimenticherò i dolori nei giorni successivi, fisici, mentali e spirituali, e questo rifiuto verso mio ragazzo, questa improvvisa voglia di farlo scomparire dal universo. Lui da quel giorno è stato sempre al mio fianco, paziente, fedele e affettuoso forse più di prima, perché io non volevo più vederlo, gli volevo bene, e comunque dentro di me c’era questo conflitto di non aver fatto niente per aiutarci… Dieci mesi dopo ci siamo sposati in comune, non mi ha voluto sposare in Chiesa, lui ha guadagnato la mia fiducia con il suo amore, con la sua presenza e conquistandomi ogni giorno con tanto amore, pazienza e coccole. Questo amore era diventato come una pianta bella fiorita messa sul tavolo centrale in casa, perché mi metteva al centro di tutto, sopra di tutti, un uomo da sposare! Sono passati degli anni, nel 2001 nacque mia figlia, poteva essere lei forse a cambiare le cose? No, magari io speravo, ma per la mia prima gravidanza interrotta sentivo che si trattava di una bambina, e per me questa splendida bambina appena nata sarebbe rimasta per sempre la mia seconda figlia. Da questo momento mio marito ha cominciato a diventare ogni anno meno affettuoso, meno presente, meno interessato alle cose che riguardavano me! Sempre molto più attaccato alla bambina, lui è un buon padre, ma si è scatenata la sua vanità, nel frattempo è diventato narciso… ci tiene tanto alla sua immagine, palestra, vestiti moderni… Oggi mi dispiace, mi rendo conto che piano piano ho chiuso con le mie origini, con i miei parenti, con tutto quello che riguardava me, amici, passatempi, musica… senza rendermi conto mi sono trovata con mia figlia al centro della mia vita e una grande assenza da parte di mio marito, ho vissuto per anni con una maschera che non vedevo, quando c’era lui in casa io mi sentivo di un modo, quando lui non c’era… ero un’altra. Una volta raggiunta la mia indipendenza perché ho preso la patente, ho cominciato a usare il mio bancomat e ho fatto conoscenza di nuove amicizie, mi sono accorta che il mio mondo era rimasto paralizzato, non uscivo da anni con amici, non ne avevo più, gli amici che si frequentavano erano solo i suoi, perché con le mie conoscenze non si trovava bene, anni senza andare al cinema, tutto quello che non piaceva a lui non si faceva…Dopo una grave malattia che ha colpito mia sorella, ho cominciato a frequentare la chiesa e a pregare di più, ho pregato la Madonna di portarmi a Gesù, che ancora non conoscevo… volevo conoscerlo! I miei problemi erano lì, latenti… non ero contenta con il mio matrimonio, per anni ho parlato con mio marito, gli ho sempre detto di fare qualcosa perché lo vedevo sempre più lontano e indifferente con me. Lui sempre aveva giustificato il suo comportamento con la stanchezza, lo stress e il troppo lavoro. Quella bella pianta fiorita, era diventata un cactus messo nell’ angolino più infelice di casa… Non sentirsi amato è triste, però più triste è amare e non sentirsi amato… oggi siamo in via di separazione, non abbiamo risolto le divergenze, mi chiedo se mai veramente mi abbia amato, se magari era il suo sentimento di colpa che lo ha costretto a sposarsi con me. Stavo omettendo una parte molto importante, il giorno che ho conosciuto lei dottoressa e come mi ha guidato nel buio che vivevo, quel dolore al cuore così forte, quella grande tristezza, non riuscivo più ad andare avanti così, tante preghiere… e lei mi hai guidato e portato dalla mia Angelina, e l’ incontro con lei mi ha aiutato a capire che mi ha perdonato, cosi facendo mi ha aiutato molto a perdonarmi (anche questa fase molto difficile), ho capito che lei mi ha sempre amato. Penso sia molto importante tutto questo… (un particolare da non sottovalutare). Ho ricevuto una grande Grazia quest’ anno, ho capito che Gesù mi ha perdonato per primo, che la mia piccola è con Lui, e che dovevo anch’io inchiodare il mio peccato sulla sua croce e PERDONARMI, è stato un lungo percorso, ma una volta fatto… quella maschera ha cominciato a svanire fino al giorno che ho chiesto a Matt cosa provava per me… quando mi ha risposto che non lo sapeva… improvvisamente ho sperimentato un grande dolore, è scomparsa finalmente la maschera e ho visto tutto chiaro e piano piano ho cominciato a capire che la mia vita era vissuta a metà, mi dispiace aver perso tanti anni, voglio bene a Matt e a nostra figlia che è la nostra gioia, presto ci separeremo ne abbiamo parlato a lungo… ora vogliamo rimanere amici per il bene di nostra figlia. Ho finito la mia storia, oggi mi sento quasi di trovarmi al punto di partenza, tra un po’ azzero tutto e ricomincio da capo, non so cosa mi aspetterà nella mia strada, tanti dubbi e preoccupazioni mi assalgono… però ora che ho trovato Gesù grazie a Maria nostra Dolce Mamma Celeste, sono certa che nulla mi mancherà. Spero che la mia testimonianza possa servire, ho scritto tutto questo per te, per aiutarti a trovare Pace, e ricordarti che avrai sempre un Angelo in cielo che veglia per te».(Testo Integrale, Maternità Interrotte pp. 155-157)

«Sono di Bergamo, città notoriamente cattolica e proprio leggendo sul quotidiano locale un articolo sui CAV in una particolare occasione, ho “scoperto” la possibilità di ricevere aiuto anche per chi, come me, ormai non poteva più “tornare indietro”. I miei stati d’animo, le mie sensazioni pre, durante e post gli incontri avuti con lei Dott.sa hanno spaziato dalla speranza, rabbia, delusione, tristezza, gioia, impotenza e chi più ne ha più ne metta. Ma una cosa importante su tutte: Ho avuto in tanti momenti la vivida sensazione (e anche qualcosa di più) di avere stabilito un contatto con i miei 2 bambini mai nati, F. e C. Di conseguenza, la sensazione in me di una pace meritata, dopo tante sofferenze. Con il loro perdono. E, mi creda, non è cosa da poco e che in tutti i miei momenti di buio e disperazione non sarei mai riuscita ad avere senza il suo aiuto Dott.sa. ora so che loro stanno bene. E questo è ciò che più conta. Sapere che per una parte è anche grazie al mio duro percorso dei mesi scorsi, mi dà la forza»(Maternità Interrotte pp.179)

«Sono una ragazza rumena; dopo il mio aborto voluto dal mio compagno stavo molto male. Nessuno tra le mie persone care mi ha aiutato nel dare la vita al mio bambino, erano tutti contro, mi hanno lasciata sola. Ero tanto arrabbiata con tutti e ho pianto tanto. Oggi penso che se avessi creduto più in me stessa e in Dio…una speranza…andare avanti da sola… dentro di me rimarranno sempre quei tre mesi e due giorni in cui il bambino è stato dentro di me…i giorni più belli…non sono cose che si possono capire…le senti dentro ed è tutto tanto amaro. Gli incontri con la dottoressa al Cav sono stati tanto importanti, li mi è stata data la possibilità di dare un nome al bambino, fargli dire una Messa con il mio Don, scrivergli una lettera, sentirlo per un attimo…sognarlo e lasciarlo andare su in Cielo, un bambino simile ad un angelo. Sono passati due anni esatti da quel giorno, sto meglio e ho la speranza che un giorno lo incontrerò lassù e lo abbraccerò finalmente. Lei dottoressa e il don siete stati le uniche persone vicine a me e al mio angelo. Credo ancora in Dio e voglio perdonare chi mi ha fatto questo torto. È stata una strada lunga, faticosa, ma grazie a lei sono riuscita a vedere la luce, un raggio di sole per continuare la vita, dare la vita ad un altro bambino e credere ancora in me!»(Maternità interrotte pp.179)

«Ricordo molto bene quella telefonata. Il cuore batteva in gola. Un misto tra disperazione, paura, confusione e un senso di colpa mi governavano da mesi ormai. Tempo prima per caso avevo letto un articolo che parlava del Cav di Milano, un paradiso ai miei occhi più che un centro di accoglienza…i centri a cui mi ero rivolta nella mia città non solo non mi avevano accolta ma anzi mi avevano maltrattata e ormai il tempo mi aveva tolto ogni altra possibilità. Se lo avessi trovato solo un mese prima, pensavo, avrei potuto salvare la mia bambina e me stessa. Il numero di telefono del Cav datomi da una mia amica restò li per settimane, per mesi…lo tenevo sempre con me aspettando il coraggio di fare il primo passo. La voce di Benedetta ha significato tanto per me. Per la prima volta dopo tanto tempo riuscivo finalmente a fare un vero respiro, più profondo e ad uscire così da un senso di apnea che mi stava logorando e uccidendo. Per la prima volta mi sembrava di poter avere ancora una piccola speranza di continuare a vivere. Il percorso che mi si prospettava dinanzi sembrava prendesse vie non facili e anzi molto faticose. La paura aumentava ma ormai ero li e non volevo tornare indietro. Avevo scelto di vivere e con lei davanti, tutto prendeva una luce nuova. Il desiderio di districare quel groviglio che si era formato dentro di me oramai da mesi stava diventando sempre più forte. Immaginare la bambina, darle finalmente un nome e un volto, dare colore ai suoi capelli, ai suoi occhi, caratterizzarla dandole onorabilità rappresentava una grande fatica in tanti momenti, ma sentivo che era anche il primo passo, fondamentale, per riconoscerle un valore, per ridarle la dignità che si meritava. Il muro di vigliaccheria, paure, egoismo avevano sempre respinto fino ad allora ogni mio tentativo di considerarla per quello che era, una bambina. Ho vissuto tutte le esperienze che facevano parte del percorso con grande sentimento…mi sono sentita dopo tanto tempo sulla strada verso me stessa. Soffrivo ma il dolore lo stavo affrontando e questo mi faceva sentire un pochino più forte. Forse cominciavo a volermi un pochino più bene. La dottoressa ha rappresentato una guida, sapere di non essere sola era fondamentale ed inoltre procedere per tappe, passo dopo passo, mi dava un senso di ordine, di crescita. Avere un obiettivo significava lottare per conquistarlo e questo mi faceva sentire più sicura e mi dava una speranza in più. La bambina stava entrando piano piano nella mia vita e più tentavo di conoscerla più la accettavo…seppellirla è stato un passo che ha significato non un addio bensì un benvenuto nella mia vita. È passato più di un anno dalla fine del percorso e ora sento dentro di me un sentimento nuovo. So di aver compiuto una buona parte di un cammino che sto ancora percorrendo, molto importante e che ha come meta il perdono. Nulla verrà dimenticato, non un attimo di quella sofferenza certo, ma ora so che il ricordo vale, e varrà, il senso di una nuova, necessaria, consapevolezza. So che non sono sola, so che accanto a me ora c’è la mia bambina simile ad un angelo che mi accompagna sul mio cammino e so che una nuova Me sta crescendo, sta diventando, anche grazie a questo angioletto, una donna più forte»(Maternità Interrotte pp. 179-180)

«Con queste poche righe vorrei lasciare una traccia per chi come me ha fatto questo passo falso nella sua vita, decidendo per la strada apparentemente più semplice per poi col tempo scoprire invece di essere caduta nel buio più totale… dopo un aborto (mentre ero fidanzata con il mio attuale marito). Ci siamo sposati dopo 10 mesi, e un anno dopo ho subito un’operazione all’utero. Ho rischiato di non poter avere più bambini, dopo 6 anni è nata nostra figlia. Speravo che lei potesse colmare il vuoto e dissipare il dolore rimasto per quell’aborto che aveva spezzato in due i nostri cuori… è fortemente cambiato anche il nostro rapporto matrimoniale. Sono passati più di due anni dal percorso al Cav di Milano per “L’elaborazione del lutto per un aborto di una gravidanza non programmata” o meglio, in quel momento non desiderata per via di tante cose, tra cui la carenza di informazione sul diritto all’assistenza sanitaria gratuita. Ho voluto lasciarmi convincere dalla psicologa che ci ha accolto in un centro di sostegno. Riteneva che a sei settimane ancora il feto è talmente piccolo che non è formato e non sente… d’altro canto il mio ragazzo e i suoceri non mi davano un’altra via di uscita, ci conoscevamo da poco e la mia famiglia nel mio paese d’origine, Sud America, aveva problemi economici e non potevo gravare su loro, cosi ho “voluto” credere che la mia bambina non sentisse niente… e ho deciso per l’aborto. Ho vissuto con questo dolore che mi opprimeva il cuore, e piano piano con il tempo è diventato insopportabile! Al ritorno da Medjugorje mi sono confidata con una amica, e per la prima volta ho sentito parlare dell’elaborazione del lutto. Così ho cominciato questo percorso faticoso, era scavare nei ricordi cose che non volevo ricordare più, mi ha sorpreso molto che dopo tutti quegli anni era tutto li, accantonato nel fondo del cuore nel buio più totale, la vergogna che mi trascinavo era tale che non l’avrei mai raccontato a nessuno, quella che doveva essere la gioia più grande della mia vita, la mia prima gravidanza si era trasformata per risparmiarmi “fatiche” in buio e morte per quella creatura che aveva tutto il diritto di nascere, per il mio matrimonio e la mia anima. Gli incontri sono stati ricchi di sensazioni, vivevo situazioni che non posso spiegare con le parole, momenti di sofferenza che mi hanno aiutato a far sgorgare attraverso le lacrime tutto quel dolore che avevo immagazzinato nel mio cuore. Ci sono stati anche momenti belli e indimenticabili che rimangono tra i miei tesori più cari, d’altro canto mi rassicurava sapere che il Cav fosse di pensiero cristiano, era Lui, Gesù, che mi sosteneva e l’Adorazione al Santissimo Sacramento del venerdì sera nella chiesa di Sant’Anna erano l’unica luce in quei giorni grigi e bui. Ogni incontro era durissimo perché dovevo toccare li nel punto dolente e, anche se la Dott.ssa era dolcissima, e non mi ha mai fatto sentire a disagio ero io che non mi perdonavo. Ricordo che tornavo a casa più leggera, sperando nel prossimo incontro, così piano piano ho recuperato la mia autostima, mi sono liberata dei sensi di colpa e ho smesso di punirmi. La cosa più bella di tutto questo, la bambina alla quale ho negato la vita in questo mondo, dopo questi incontri ha assunto un volto, un nome e vive per l’eternità nella Gloria di Dio e nel mio cuore. Questa esperienza ha cambiato la mia vita in meglio, mi sono liberata da questo nodo che mi soffocava e ho smesso definitivamente con gli ansiolitici, sto lavorando per ricostruire il mio matrimonio, poco a poco tutto ritrova un equilibrio. Manca solo mio marito, spero un giorno possa fare anche lui questo percorso. Ringrazio tutti i responsabili e le persone che lavorano al Cav perché si fanno strumenti del Signore. Grazie ancora, Dio vi benedica!»(Maternità interrotte pp.180-181)